 
Alle origini…
Perché il Congo? Come spesso accade l'interesse per quel paese nasce per la casuale e fortunata conoscenza di un sacerdote congolese, studente di teologia a Roma e provvisoriamente vice parroco nella mia parrocchia, Don Jean Basile.
Don Jean l'avevo visto solo in chiesa e, a pelle, mi aveva fatto una buonissima impressione. Ascoltavo con piacere le sue omelie in un faticoso, ma chiarissimo italiano, inizialmente, scritto.
Tutto qui, finché non me lo sono ritrovato in casa in quanto diventato amico di mio figlio. Parlando del più e del meno, come sempre succede, ho cominciato a raccontargli del mio bellissimo lavoro e, ovviamente mi sono informato di quale era la situazione dei bambini sordi in Congo.
Mentre lui con calma, ma non riuscendo a mascherare il suo disagio e il suo dispiacere, mi raccontava “storie” incredibili, quasi inconsciamente gli ho chiesto:” Perché non facciamo qualche cosa per questi bambini?” Lui, al contrario di me, sempre molto riflessivo, dopo averci pensato un po' mi rispose: “Si, perché no. Io in estate torno in Congo dopo quattro anni…. “ Non l'ho lasciato finire ... “Vengo anch'io!!! Eravamo in aprile e la decisione era già presa.
A luglio saremmo andati in Congo a .. dare una mano ai bambini sordi … l'entusiasmo non mi consentiva di vedere le difficoltà!!!!
Mia moglie mi guardava perplessa, forse pensava ai miei quattro by pass, ma sapendo che non riesco a star fermo, come sempre, brontolando… ma non mi lascia mai solo, siamo già in due, pensai.
Cominciai a parlarne in giro… dubbi, perplessità, curiosità, ma tutti concludevano più o meno dicendomi “si, ma, comunque io una mano te la do!”
Poi arrivò mia nipote Daniela (Vittoria del Distretto di Polizia) la quale senza neanche lasciarmi parlare , mi disse “Vengo anch'io”. Io cercai di farla ragionare, ma niente… “Vengo anch'io, anzi veniamo anche noi!” “Noi, chi? Chiesi preoccupato. “Noi, io, Bruno come cineoperatore e Leonardo come fotografo, faremo un documentario, andremo in televisione, raccoglieremo fondi, faremo, diremo ….”.
Come avrete capito è una intelligentissima pazza scatenata!
Io, invece, non sapevo cosa fare. Cosa potevamo programmare? Cosa potevamo fare? Non c'era né il tempo né la preparazione per organizzare qualcosa di strutturato ed allora io e don Jean siamo partiti da alcuni punti fermi:
• Prendere contatti con le Suore Francescane di Boma che gestiscono un istituto in esternato per pluriminorati dove sono presenti circa 90 sordomuti.
• Mettere a disposizione la mia esperienza ultraquarantennale nel campo dell'educazione dei sordi
• Dare vita ad una iniziativa totalmente autofinanziata: un privato cittadino prova a dar vita ad un progetto di collaborazione fra due realtà lontanissime, una laica e una religiosa, ma animate dallo stesso ideale. Significativo a questo proposito il fatto che l'istituto di Boma si chiama LUZOLO che significa amore e il nome della rivista edita dal CRO si chiama I CARE.
Preparativi e partenza
Andare in Congo, zona africana da anni a rischio!!! Fare un progetto con africani, per africani e in Africa nera?! Roba da pazzi… mi dicono molti, si a volte l'ho pensato anch'io, ma ormai avevo deciso e allora avanti tutta, vedremo!!
Cominciammo a lavorare su obiettivi concreti…. andare giù con un numero sufficiente di protesi per i sordo(muti) medio-gravi e con l'attrezzatura minima per l'audiometria e per la protesizzazione e soprattutto con una cifra sufficiente per garantire l'acquisto delle pile per almeno un anno, oltre, naturalmente, per fornire, sul posto, una preparazione minima agli operatori.
Cominciamo a parlarne…scetticismo, ma anche entusiasmo.
Passaporto, una infinità di vaccini, valige piene di roba (risultata poi inutile!), piani d'azione, programmi di viaggio.. abbiamo fatto lavorare come un negro (!!!) Jean, lui tranquillo ci osservava e ci… lasciava sognare!!! Comunque si lavorava tanto..
A nome dei bambini, bambini si fa per dire perché in realtà la maggior parte son ragazzi e giovani, debbo veramente ringraziare tutti quelli che hanno contribuito consentendoci di inviare al Centre pour Handicappes LUZOLO – Boma – RDC n° 3 (tre) pacchi (72 Kg) di materiale e E. 3135 (tremilacentotrentacinque) Euro per l'acquisto delle pile.
I pacchi del materiale sono stati inviati a Boma e aperti da noi, i soldi, ovviamente, senza nessuna detrazione né per le spese del materiale, né della spedizione né per i partecipanti sono stati consegnati direttamente alla Direttrice dell'Istituto. A proposito, che scandalo .. spedire un chilo di riso in Congo costa circa 10 Euro!!!
Il volo per Kinshasa e il primo abbraccio con l'Africa Nera
Pronti, via !! il 22 luglio si parte, Roma- Bruxelles-Duala – Kinshasa…, man mano che ci avviciniamo all'imbarco.. il mondo diventava sempre più nero, sull'aereo noi bianchi siamo minoranza: un effetto strano. Luci, lusso, città, fiumi, autostrade, laghi, montagne, mare, deserto, buio, foresta… si scende … lucine, miseria.. un altro mondo!!!! Ci guardiamo smarriti negli occhi, cerchiamo certezze nello sguardo di Jean ormai uno di noi, anzi il nostro punto di riferimento, la nostra guida.. materiale. Controlli approssimativi e.. pagati. Un'impresa recuperare i bagagli!! Scopriamo la grande abilità organizzativa di Jean!! Fuori ad attenderci, tanti questuanti, ma anche due gipponi, saliamo e chiudiamo gli sportelli.. guardo negli occhi mia moglie… ci sentiamo molto fragili e molto…vicini.
Usciamo dall'aeroporto…..ma dove siamo!!! Inizialmente ho pensato che.. ci fosse una festa!!! Tempestavo di domande Jean.. che aveva ben altro a cui pensare, ma mi rispondeva sempre con pazienza.
Altro che festa era Kinshasa!!!! Baracche, fuochini accesi, un brulichio di neri nella notte nera che girava a vuoto o con “cose” impossibili in mano o in testa non so se per vendere o per barattare, vestiti e colori vivacissimi, movimento perenne, “negozi” all'aperto, ma con nomi europei molto impegnativi .. ho visto anche un salone di bellezza!!
Leo e Bruno intanto rubavano immagini… si perché in Congo c'è la guerra e non si può nè fotografare né filmare, è pericoloso soprattutto perché la Polizia è incontrollata e incontrollabile.
Musiche congolesi, spesso religiose, ad altissimo volume, pochi cibi sul fuoco e di difficile identificazione per noi, “odori” sconosciuti, alcune televisioni sono accese.. forse a pagamento!
Ogni tanto cerchiamo di distrarci soffermandoci ad ammirare qualche stupenda ragazza… quante bellissime donne fasciate con sgargianti vestiti, ma come faranno ad essere così ben vestite e ben curate in quella bolgia? Chilometri e chilometri sempre le stesse diverse immagini.. anzi no, ogni tanto qualche enorme cartello pubblicitario di un cellulare, di un'auto, di una birra o.. di un profumo .. siamo sconcertati!!!
Dovevamo andare nell'albergo di proprietà di una Congregazione religiosa (CICM) “vicino all'Ambasciata americana” .. ci avviciniamo, all'improvviso .. due tronconi di grandi strade (forse autostrade) che iniziano e finiscono nel .. cielo e isolatissimo uno stadio moderno e immenso, l'ha fatto costruire Mobutu. Questo stadio non è da confondere con l'altro stadio, lo stadio Padre Rafaele o stade du 20 mai dove c'è stata la gara di boxe Ali-Foreman. Ora è dedicato ai Martiri della libertà.
Arriviamo all'albergo in mezzo a costruzioni enormi e abbandonate o occupate abusivamente (dai poliziotti!).
Lungo le strade praticamente sterrate poveri Cristi neri che, dignitosamente, ti offrono qualche cianfrusaglia o qualche servizio, portare le valige, pulire le scarpe, pochi ti chiedono qualcosa senza darti niente!
Entriamo in Albergo… pensa a tutto Jean!. Saliamo al secondo piano, in mezzo al corridoio una “damigianina” con due tazze di ferro per bere .. quella è acqua potabile! Le stanze molto grandi e pulite, sono arredate sobriamente: il letto con la zanzariera, un lavandino, una doccia (niente acqua calda, ovviamente sennò che Africa sarebbe! ), un water senza sciacquone, un letto in camera, un altro in una veranda.. un tavolo, due sedie e un ventilatore.. capiremo poi che è un lusso!! Depositiamo le valige, ci laviamo in qualche modo e ci ritroviamo per andare a mangiare qualcosa… fuori.
Conosciamo il simpaticissimo cugino di Jean che ci accompagna da Mc Donald!! Entriamo.. ecco dove sono i bianchi, pochi, ma ci sono! Non ne avevamo visto neanche uno prima. Luce, aria condizionata, cameriere.. prezzi europei! Jacques, il cugino di Jean, laureato in ingegneria, lavora presso l'ONU con incarichi importanti e guadagna più di 500 dollari al mese!
Usciamo, telefoniamo a casa. Vicino noi bambini di strada (6/7 mila nella sola capitale!) senza casa e senza famiglia affamati, alcuni già dormono sui muriccioli per non essere schiacciati da auto miracolosamente viaggianti. Ci sentiamo a disagio. Meglio andare a letto! Ci laviamo in qualche modo in silenzio e in silenzio andiamo a dormire nello stesso letto e, spenta la luce, in silenzio, cerchiamo di dormire… mi rigiro appoggiandomi al muro.. si accende la luce.. che succede? Niente, l'impianto elettrico non è il massimo. Vicini, vicini, immediatamente ci addormentiamo come ghiri. Jean intanto lavora per noi!
Non continuerò raccontandovi tutto in modo dettagliato.. ognuna delle tantissime immagini ha suscitato più di una emozione e quindi sarebbe troppo lungo.
Accennerò solo ad alcuni aspetti. Intanto debbo dire che senza la guida e l'assistenza di Jean sarebbe stato molto difficile andare, rimanerci due settimane e ritornare tranquillamente. Infatti, lo Stato quasi non esiste, e se esiste fa pochissimo. A Kinshasa molti edifici sono abusivamente occuparti da gruppi di militari, per le strade si incontrano militari (o finti tali) malvestiti e con armi vecchissime che altro non fanno che… chiedere soldi altrimenti… sono guai.
Alla scoperta di Kinshasa
Il primo giorno, a Kinshasa, abbiamo dovuto “metterci in regola”: fotografie, permessi, segnalazione all'ambasciata italiana… tempi biblici!! Il tempo, d'altra parte, in Congo non ha molta importanza… i giorni sono tutti uguali, la gente non sta mai ferma, ma non corre…. Il tempo è determinato dal giorno e dalla notte.
I Congolesi sono poco preoccupati del futuro… sono più interessati al presente!!!!
Kinshasa: negozi, officine, laboratori per le strade polverose, fogne a cielo aperto; nessun semaforo, “vigili” e militari che non si interessano di nulla, vetture vecchissime che gli europei vendono loro a caro prezzo… ogni tanto qualche fuori serie di qualche “grande”, niente servizi di trasporto pubblico …. Macchine, furgoncini, camion privati”girano” continuamente stipati in modo impressionante e pericoloso di persone, pochi capannelli di persone a chiacchierare.. tutti cercano e fanno qualcosa per portare a casa qualcosa.. che cosa? Forse non lo sanno neanche loro.. è un commercio basato principalmente sul baratto. Lo sapranno la sera!
Bambini che giocano con palle di cenci legati, cottura e offerte di cibo a tutte le ore, baracche impossibili e ….ville dei “grandi” nascoste da alti muri e continuamente sorvegliate, lustrascarpe (ma a chi le lustreranno in quel polverone?), qualche venditore di giornali dai prezzi impossibili per i congolesi, tanti strilloni che propagandano sette foraggiate dal governo Mobutu per diminuire il potere della Chiesa unica istituzione che può “dar noia”, pochissimi i bambini che chiedono l'elemosina ( e a chi la dovrebbero chiedere?), molti i bambini che muoiono di fame (quante volte la sentiamo dire questa frase, ormai ci abbiamo fatto l'abitudine, ma, vi posso assicurare che una cosa è sentirla dire, un'altra cosa è vederli morire davvero!).
Monumenti? palazzi? Pochi, e tutti recentissimi... lo stadio, i palazzi governativi, il palazzo del defunto Presidente Kabila .. un'intera collina.. tutto all'interno e all'esterno.. marmo di Carrara!! E le Chiese, umili, ma che in quel contesto sembrano grandiose, e poi la Cattedrale di mattoncini rossi, una moderna Chiesa di periferia, accanto una “grotta” con la Madonna di Lourdes bianca in gesso bianco! Nient'altro, ai Congolesi è stata rubata anche la loro storia, in Belgio, mi dicono, ci sono musei di arte congolese!
Dentro la Cattedrale un altare, il ritratto di un Cardinale sulla sua tomba, tanti fiori .. i Congolesi lo venerano come un Santo. Fin'ora il Congo, un paese molto cristiano (1) non ha neanche un santo canonizzato; ha solo due beati, una giovane suora ed un giovane catechista, entrambi morti martiri.
Su una splendida collina, con un panorama incantevole (poche baracche e tante ville sparse qua e là) una grandiosa cittadella universitaria (2) ... Jean conosce tanta gente, parliamo con il Segretario del Rettore, la preparazione è ottima. I piani di studi sono europei, molti docenti hanno studiato in Europa.. qui c'è davvero la speranza del Congo, i giovani.
Tanti giovani! Belli, sereni, ma silenziosi, ma… nessuno si abbraccia, nessuno si bacia, non si vedono coppiette, già non le avevamo viste nemmeno in città, perché? Il nostro Padre ..materiale ci illumina.. in Congo l'intimità può essere espressa solo nel privato, è giusto, è sbagliato? E' così.
In mezzo alla cittadella, una chiesetta ordinata e pulita di mattoncini rossi .. dentro un gruppo di giovani provano canti religiosi.. ascoltarli è un sogno!
Bruno riprende dei bambini che cercano di vendere qualche banana… due giovani studenti hanno qualcosa da ridire.. “Il Congo, ci dicono, non é solo quello!!” Rimaniamo sorpresi, l'orgoglio non manca .. hanno ragione. Forza Congo!
In Congo mangiano.. quando hanno fame e quando hanno o trovano qualcosa. Noi regolarmente tre volte al giorno.. per noi è sempre festa grande.. sempre invitati da parenti, amici o istituzioni religiose. La mattina colazione all'europea.. latte, caffè, tè, pane, dolci, .. non mancano naturalmente mai le banane e le buonissime patate dolci e.. tante altre cose, il giorno e la sera riso, patate dolci, arachidi, banane fritte, pesce, pangolen (alcuni di noi si sono pentiti di averlo mangiato quando lungo la strada ce lo hanno offerto in vendita vivo.. un grosso lucertolone, poco rassicurante!), pollo, maiale, arachidi, papaia, caffè, tè e qualche volta, anche un buonissimo liquore di produzioneSudafricana. Naturalmente, acqua minerale, birra, coca-cola,vino di palma …loro, i congolesi, mangiano e bevono così forse una volta l'anno!
Facile la vita e troppo comodo sentirsi in colpa e .. continuare a mangiare!
A proposito, i Congolesi preparano tutto e poi si mettono in disparte per.. servirci. Una situazione davvero imbarazzante, ma per loro è normale: prima danno il cibo e servono l'ospite, poi mangiano loro.. se avanza!!
Caro Jean, voi avete bisogno di democrazia, di istituzioni, di lavoro, di scuole, di fabbriche, di strade, di tutto certo, ma di missionari non né avete più bisogno; ora siamo noi .. ad aver bisogno di missionari congolesi, perché da noi il denaro ha distrutto i valori! Ma tu, ma voi preti, voi professionisti, voi uomini d'affari congolesi… dovete tornare in Congo, c'è troppo bisogno di voi! Anche se le Curie italiane ve lo chiedono, tornate in Congo, in Italia penso che non ci sia bisogno di preti, ma di fedeli.
In viaggio per Boma
Il terzo giorno si parte per Boma nel Basso Congo… “La raggiungiamo facilmente”, ci dice Jean.. è tutta strada asfaltata. Sarà. Partiamo su un pulmino e una vettura curiosi e felici come ragazzi in gita scolastica… si va a nord… ci sembra, Jean dice che si va a sud, ma siamo sotto l'equatore .. i giorni e le notti sono rispettivamente e sempre di 12 ore, il sole non capiamo da dove sorge.. siamo fuori dal tempo e dalla spazio.
Pensate che il Congo è grande sette volte l'Italia e la strada per Boma è chiamata la “uno” la prima tra le rarissime strade asfaltate …strade asfaltate ! Questo è quello che sosteneva Jean… effettivamente un pò di asfalto c'era, ma un disastro. Buche impossibili, bambini che facevano finta di tapparle per .. avere una offerta, una fila interminabile a destra e a sinistra di bambini e donne (ma gli uomini dove sono?) lungo la strada con ceste piene di verdura, frutta e acqua potabile raccolta chissà dove, fasci di legna sulla testa.
Quando è arrivata la notte i “neri” si vedono pericolosamente solo all'ultimo momento o almeno noi li vediamo all'ultimo momento perché i nostri autisti corrono a nostro avviso troppo forte, ci saranno abituati, ma noi ci guardiamo perplessi! Villaggi che vedendoli in televisione definiamo “bellini” e che invece sono si interessanti e belli, ma di una tristezza e di uno squallore impressionante, seppur “vivi” e “vissuti”. Qualche coraggiosa e affamata gallinella, qualche magra capretta e qualche impaurito maialino.. tutti lì sulla strada, a vendere di tutto a tutti .. polizia da tutte le parti, e Jean… paga.
A proposito Jean, il nostro amministratore, non ha un portafoglio, ma un “borsone” pieno di franchi congolesi ( pensate che 100 E. corrispondono a 40.000 FC in biglietti da 100!) paga con pacchetti di franchi precedentemente contati e.. si fidano!!
Tutto è vicino alla strada, così come dove non c'è la strada, tutto è vicino al fiume!
Oltre.. la savana, la foresta, il cielo, le piante, i colori, i silenzi.
Camion vecchissimi, su 10 viaggianti almeno due o tre sono fermi pericolosamente lungo la strade segnalati con “triangoli” di frasche, postazioni di militari per difendere i gli automobilisti dai “ribelli”, boh! Speriamo bene.
Di notte su questa strada non si può viaggiare.
Piazzole dove “stormi” di bambini vendono banane, ananas, pezzi di carne, a noi bianchi chiedono tantissimo.. anche due dollari! “Sommerso” dai bambini Jean ha acquistato da un bambino (che delusione per tutti gli altri!) due cesti di banane, gli ha chiesto l'equivalente di circa 30 centesimi di Euro! Per 40 buonissime banane! E quel bambino aveva fatto un affare!
Ogni tanto, ma proprio ogni tanto, qualche scalcinato e deserto centro della salute indicato con una grande croce rossa.
C'è anche un aspetto tragicamente positivo, non ci sono cartacce e “robe” varie sparse qua e là, non si butta via niente!
Rallentiamo, un funerale o una festa di paese? Una funerale e una festa: giovani bellissimi, con vestiti sgargianti disposti su due file, da una parte i maschi dall'altra le femmine… cantano e ballano chissà perché, anzi no si sa, cantano e ballano perché sono felici di avere conosciuto il defunto. Erano davvero tanti a ballare e a cantare, il defunto era stato sicuramente una brava persona!
Una sosta a Kisantu e Mayidi…
Arriviamo di notte a Kisantu (3) , un villaggio, anzi una città sparsa su una collina (ki), è prevista una sosta... mangiamo in un istituto religioso, carinissime suore studentesse in medicina ci servono con allegria. Dobbiamo andare in… seminario, il seminario provinciale di Mayidi (4) , a circa 12 chilometri, non c'è la strada e quindi bisogna aspettare che arrivino due gipponi… aspettiamo scambiandoci impressione e commenti… io continuo imperterrito a fare domande (che palle!). Loredana osserva incredula il cielo stellato e forse pensa alla tranquillità del.. suo paesino natale. Bruno racconta le sue difficoltà “cinematografiche”. Leo si congratula con la cucina delle suore.. per lui mangiare è una festa, ma quanto mangia!
La logorroica Daniela, comincia a perdere colpi.. e quando non sa più come spiegare determinate situazioni ripete “.. si, si, ma è una bella esperienza!”. Diventerà il nostro tormentone.. dopo quella sera, tutte le volte che incontravamo situazioni difficili o difficilmente commentabili…si, si però è una bella esperienza!.
Il cielo era stellato, ma nero.. ogni tanto passava qualcuno … si soffermava, non lo vedevamo, ma comprendevamo dall'atteggiamento il suo stupore.. cinque bianchi tutti insieme nel Basso Congo di notte… ripartiva velocemente!!
Arrivano i gipponi. “Solo 12 chilometri, dice Jean, ma la strada è un po' brutta”. Jean non dice bugie, ma, ormai abbiamo capito quando non vuol dire la verità si esprime in modo evasivo oppure.. fa finta di non capire.
Un po' brutta! Un fosso, solo un fosso! Dodici chilometri .. un'oretta ! Piccoli villaggi, capanne sparse qua e là.. tutte con accanto un piccolissimo fuoco e.. tanta gente.
Vorrei fare a questo punto una considerazione di carattere generale, vi assicuro che le foto e i filmati che vediamo in televisione, così come i nostri, non rendono l'idea della situazione… l'immagine visiva stimola la pietà, ma impedisce il ragionamento e la reale comprensione!
Andiamo a dormire nel seminario di Mayidi, molto grande ci aveva detto Jean! Lui usa raramente i superlativi! Grande!! Uscendo dalla foresta in una immensa radura, nel chiarore della notte ci appare una immensa “cattedrale nella foresta” .. di mattoncini rossi, ovviamente.
Una cosa incredibile… “Dono di un nobile europeo!” Ci spiegano gli amici congolesi.
Gli studenti sono in vacanza.. viene riaperto apposta per noi.. sbalorditi veniamo accompagnati nelle stanze, io e mia moglie, come spesso succede dormiamo nella stanza .. del Vescovo, enorme, con una anticamera enorme, con finestre enormi.. bellissima.. da una parte vicino al muro il water.. c'è anche lo sciacquone!
E' rientrata appositamente una cuoca che ci ha preparato una splendida cena…. alcuni gattini impauriti miagolano disperatamente e.. non si avvicinano, forse hanno, a ragione, paura dei bianchi! Ora che ci penso, non ho mai visto o sentito abbaiare un cane! Ceniamo, andiamo a conversare un po' in biblioteca e poi.. andiamo a letto, al lume di candela!! Alle 22 .. staccano la corrente. Sul fiume Congo ci sono sette enormi turbine, ma ne funzionano solo due e non a tempo pieno.. misteri del Congo.
Daniela continua a ripetere “” si, si però una bella esperienza!” ma da brava europea, “proletaria con la serva”, si vede che comincia a rimpiangere la .. jacuzzi, ma per ora non lo dice.
Ci svegliamo e immediatamente apriamo le finestre… che spettacolo! Siamo in mezzo alla foresta.. alberi bellissimi e, incredibilmente, alberi senza foglie con dei bellissimi fiori colorati, stelle di natale altissime. La “cattedrale” di giorno sembra ancora più grande, al centro un grandissimo cortile e al centro del cortile una bellissima madonna bianca di marmo bianco, ma, finalmente, con le sembianze di una bellissima donna congolese.
Facciamo colazione e.. partiamo, lasciamo la cattedrale e andiamo in .. Cattedrale. Jean ci aveva detto che dovevamo essere eleganti, ci saranno i “grandi”, sarete gli ospiti.
La cattedrale è al centro della città, al centro di un grande prato crocevia di tante strade sterrate. E' abbastanza grande e .. di mattoncini rossi.. Entriamo guardati a vista.. i bianchi!! La chiesa è stracolma, ci sono le ordinazioni sacerdotali, c'è il vescovo, ci sono le autorità. Anche un non credente segue volentieri la messa... lunghissima, più di tre ore.. ma una rappresentazione teatrale, canti, balli, musica, colori, applausi, devozione, partecipazione.
Usciamo circondati dai bambini e.. andiamo a mangiare. Nel pomeriggio è prevista la visita all'orto botanico (5) e la partecipazione alla “festa” di alcuni neo sacerdoti.
L'entrata all'orto botanico è a pagamento, ma, come al solito, si tratta, e con una offerta…. Meritava davvero! Alberi, si proprio alberi fioriti, fiori bellissimi.. un paradiso terrestre, purtroppo poco curato.
Andiamo su per una strada, c'è una via Crucis che ci porta sulla collina.. uno spettacolo, savana, colori, savana, profumi, savana, silenzio, savana, orizzonte.. guardiamo quasi in religioso silenzio… un cartello “attenti al leone” ci riporta alla realtà e cominciamo a scherzare …si, si però è una bella esperienza!
Ripartiamo, andiamo alla festa di un prete novello: entriamo in un polveroso cortile, la musica è altissima, si balla, si canta, si mangia, si beve .. il prete novello è seduto su un… trono con tutti i regali ai piedi. Anche noi gli regaliamo 50 Euro che lui mette in tasca, mangiamo qualcosa, ma ormai la festa sta per finire.
Il sacerdote si toglie velocemente la veste bianca e si mette in borghese, elegante, elegante davvero!!!
Debbo dire la mia? Non mi è piaciuto, ho avuto la sensazione, sicuramente errata, che fosse molto più contento per aver raggiunto uno status sociale che del fatto di essere prete.
Non c'è comunque niente di scandaloso.. succedeva così anche qui negli anni cinquanta! Comunque non mi è piaciuto, anche perché ho saputo che.. andava in vacanza, un mese di vacanza, di ferie!! Ma quando mai i congolesi vanno in vacanza e i Congolesi lo sanno che cosa sono le ferie!! E allora? Capisco, ma non mi piace.
Ne parliamo a lungo fra noi mentre ceniamo, l'argomento ci interessa molto.. ma il sonno e la stanchezza prendono il sopravvento. Domattina dobbiamo alzarci… i bambini sordi ci aspettano!!
Il viaggio continua… Verso Boma via Matadi
Lunedì mattina si riparte. Perdiamo di vista la “cattedrale” e ritorniamo alla realtà… lungo la strada (!) bambini, donne con “qualcosa” in mano o sulla testa, tutti dopo un attimo di esitazione ci salutano e sorridono, due ragazzine ci chiedono di salire.. salgono, parliamo, sono bellissime e affamate, ci raccontano che hanno camminato tutta la notte (circa 40 chilometri!), che non hanno mangiato e che vanno a Kisantu a un funerale.
Noi a colazione avevamo mangiato di tutto, non abbiamo più nulla, solo un pacchettino di polo, gliele diamo, le masticano come se fossero pane…fai vedere e “sentire” una scena del genere in un filmato in fotografia! E poi, le ragazzine, sono proprio sfortunate .. un paio di chilometri e crac, si rompe l'auto, siamo fermi, non sappiamo dove, meno male che abbiamo il “padre materiale”.
Quando Jean è davvero in difficoltà, ormai l'abbiamo capito, dice, sottovoce, “Ai,ai,ai”.
Siamo alla disperazione! Bruno continua imperterrito a filmare, Leo a fotografare, Daniela a dire “si, si, comunque è una bella esperienza!”, Loredana, stranamente, tranquilla, mai vista così tranquilla, mi fa piacere! Io, curioso come una scimmia, cerco di capire e di parlare col mio vergognoso francese con le persone che si fermano… le due ragazzine, scendono e di corsa, (ma dove lo trovano il fiato!) se ne vanno sorridendo. Ci salutano con un comprensibilissimo ciao... glielo avevamo insegnato poco prima e hanno avuto modo di usarlo subito..”Ciao”, “ciao e bonne chance a voi e .. anche a noi!!”
Jean intanto lavora per noi, è sempre al cellulare .. arriva un meccanico e poi un altro… noi andiamo a vedere a veder una piantagione di manioca dove un simpatico agricoltore ci racconta della sua famiglia, del suo lavoro, in fondo al campo una figlia giovane, allegra, carina toglie dall'acqua di uno stagno la manioca, impariamo che è meglio tenere la manioca in acqua prima di mangiarla, così si toglie il mercurio che contiene.
Andiamo anche curiosare presso una capanna… che ordine! Che dignità! Accanto un cumulo di terra indica una recente sepoltura… cinque bambini ci vengono incontro, la più grande ha 14 anni ed è… la mamma. La loro è morta da poco e sepolta lì, vicino ai suoi bambini.
Che educazione, non hanno niente, ma con semplicità ci mettono a disposizione tutto quello che possono .. cinque grandi sedie di legno. Parliamo del più e del meno … offriamo loro aranciata e coca-cola. Daniela regala alla “mammina” un giacchetto e, a un'altra bambina, gli orecchini. Sono sorpresi, contenti, meravigliati che qualcuno si interessi di loro e li.. coccoli.. che emozione, che gioia. Ci salutano sotto voce guardandoci teneramente, sono certo che loro non dimenticheranno mai quei cinque bianchi, ma nemmeno noi dimenticheremo quei cinque angeli neri!
Ci chiamano…si parte con un nuovo gippone.. è già l'ora di pranzo e di nuovo mangiamo (non c'è verso di saltare un pasto) presso un convento di suore congolesi, studentesse di infermieristica all'Università di Kisantu. Partiamo subito dopo pranzo.. dobbiamo essere a Boma per la cena.
Stessa strada, stesse scene, stessi personaggi, anzi no, a Lukala incontriamo un cementificio, una fabbrica.. incredibile è la prima che vediamo, altre ne avevamo viste per la lavorazione dei prodotti della terra, ma tutte, tutte abbandonate, gli europei non acquistano più i prodotti agricoli dal Congo, e poi anche a cause delle guerre se ne sono andati e quindi è tutto abbandonato.
E' inutile inviare qualche Euro, se poi togliamo loro la possibilità di lavorare e di produrre!
Ci imbattiamo anche in un altro “negozio” particolare .. vende .. pietre, sì pietre, sassi per la costruzione delle case!
Mano a mano che ci avviciniamo a Matadi, capitale della regione del Bakongo e importante porto, il traffico aumenta e anche i nostri spericolati autisti, debbono rallentare, file di camion stracarichi di merci varie e di persone, molti fermi in attesa..
Ci dobbiamo anche fermare spesso perché qualcuno, considerato il mal di pancia, ha bisogno di.. solitudine, è dura, ma ci divertiamo!
Vicino a Matadi vediamo il monumento all'esploratore Stanley (6) all'inizio della valle che lui aveva iniziato ad esplorare.. in lontananza, Matadi su colline dolci e bellissime.. un presepe, da lontano. Da vicino, un inferno.
Dopo l'attraversamento di un altissimo ponte, polizia, documenti, brulichio di personaggi dai volti poco raccomandabili, gente, tantissima gente, giù nel fiume frotte di bambini, nonostante sia tardi, fanno il bagno. “Ai, ai, ai” sospira Jean.
Gli autisti e i Congolesi che erano con noi scendono, non riusciamo a capire tutti questi problemi, queste vere o presunte frontiere dentro lo stesso stato. In realtà a questi ponti e a queste “barriere, c'è un prezzo da pagare fissato dall'autorità per il mantenimento delle strade e dei ponti (ma… poi?) secondo il tipo di autovettura. Devono anche registrare tutte le autovetture e l'identità dei viaggiatori (ma…poi?), ma poi, se ho capito bene, basta pagare e, probabilmente, la presenza di cinque bianchi fa alzare il prezzo.. bisogna trattare!! Credo proprio che sia così, anche perché quando lo chiedo a Jean… non capisce (!) e mi parla d'altro.
Si fa buio. Boma è ancora lontana, Jean evidentemente l'aveva previsto, perché ci dice che ceniamo a casa di suoi amici a Matadi.
Una sosta a Matadi
Matadi.. ma quanta gente per le strade, una cosa incredibile, una confusione incredibile, un “movimento” incredibile, siamo costretti a viaggiare a passo d'uomo, guardati … non so come, ma guardati! Saliamo su per una stradina, anzi per un viottolo, e arriviamo sulla collina, che spettacolo! Le città congolesi sono come le nostre montagne, da lontano sono dolci e romantiche, da vicino sono ancora belle, ma anche piene di rovi, di sassi e di pericoli!
Laggiù, a valle, il fiume Congo, grande, lento, buio, silenzioso, in lontananza colline e casette unifamiliari illuminate da fioche lucine, silenzio, il cielo buio, ma pieno di stelle.
Ci fermiamo a guardare in silenzio, fino a quando non veniamo invitati ad entrare in casa, che casa! Bellissima, marmo in terra, stucchi al soffitto, tendaggi e tappeti stupendi, grande, ben arredata, i “maschi” vestiti all'europea', le donne, belle, elegantissime fasciate nei loro costumi colorati, gentilissime, bambini educati e tranquilli.. ricca e lauta cena.
Leo è indisposto e .. mangia, se possibile, molto più del solito.. lui si cura così!! Solo Jean e Sr. Monique, anche loro ospiti in quella casa, mangiano con noi, gli altri familiari, come al solito, ci servono, eppure i “maschi” sono stati in Europa, sono funzionari del porto, sono colti, ma non rinunciano alle loro tradizioni, giusto così!
Per la verità non mangiano mai con noi neanche gli autisti congolesi, chiedo perché, mi viene risposto che con noi non si sentono a loro agio.. le risposte non sono convinte e non mi convincono, ma non insisto.
La cena è luculliana. Ci servono anche il solito pesce… importato!! “Ma nel Congo non ci sono pesci?” Chiedo ad un simpaticissimo “maschio”.. “Certo che c'è, ce n'è tantissimo, ma muore di vecchiaia, nessuno va a pesca!” Incredibile, ma è così perché in Congo manca ogni tipo di produzione e quindi con che cosa si va a pescare? La pesca è rimasta tradizionale e non rende!! Gli uomini d'affari stranieri non investono perché non si fidano dello stato e nessun congolese può permetterselo.
Facciamo tardi, salutiamo e partiamo… Jean ci preannuncia che dobbiamo attraversare un'altra frontiera sul ponte sul Congo. Sul ponte, si perché ce n'è uno solo, lunghissimo, bellissimo fatto dai .. giapponesi con operai.. giapponesi!
La “frontiera” è vicinissima… in fondo a una strada asfaltata vediamo casette e tanti, tantissimi poliziotti armati, ne ho visto uno che aveva il kalashnikov (sicuramente non si scrive così, ma non me ne frega niente e poi visto a che cosa serve… non merita di essere scritto bene, né che io perda tempo per lui) riparato con il nastro adesivo. C'è la fila.. arriviamo piano, piano, ci fermano, brutta gente. Jean è più nero del solito! “Ai, ai,ai”.
C'è grande agitazione! C'è grande tensione! Noi rimaniamo sul gippone, silenziosi e preoccupati. Jean e gli altri congolesi vanno e vengono, telefonano, si consultano, il tempo passa, non sappiamo e non sapremo mai cosa è successo o cosa poteva succedere, ma sono certo che abbiamo rischiato.. Comunque dopo molte trattative… ci lasciano passare. Che la trattativa fosse stata complicata viene evidenziata dal fatto che Jean ritorna con una ricevuta, “falsa, naturalmente, ai, ai, ai”.Aggiunge sottovoce.
Successivamente e in più occasioni ho chiesto a Jean se avevamo rischiato.. “ Ai, ai, ai, siiii, nooooooo!” Ho capito, non mi vuol rispondere … Jean è ammirevole, è innamorato del Suo Congo e lo difende anche quando ...è indifendibile!
La strada è buia, qualche fuocherello vicino alle capanne, qualche bar deserto (i nostri congolesi si ostinano a chiamarlo cosi!) con musica altissima, una affollatissima veglia funebre, “maschi” a spasso, eh si! di giorno donne e bambini carichi di robe varie, di notte “maschi” a mani vuote, così va il mondo, quaggiù!
Daniela è scandalizzata! Ancora di più è scandalizzata quando viene a sapere che le donne debbono alzarsi sempre verso le cinque del mattino per far trovare tutto pronto al “maschio”! Fosse solo questo? Nonostante che il Congo sia al 60/70% di religione cattolica le donne e i bambini non hanno diritti e sono succubi del potere degli uomini.
Daniela aveva adocchiato qualche fusto, ma ha rinunciato e .. non fa che telefonare al suo Marco! A me invece, sembra una cosa giusta, ma mia moglie non è d'accordo, chissà perché?
Ma quanto manca? Non lo sapremo mai… la strada è leggermente migliorata, siamo entrati nella foresta del Mayonbe, spesso gli alberi formano un lungo tunnel nero, nelle curve i fari ci fanno intravedere alberi enormi e un sottobosco aggrovigliatissimo, per forza sennò non sarebbe foresta!.
Jean ci indica il villaggio, Manterne, di dove è originaria la sua mamma. Carino, uguale agli altri!
Finalmente a Boma
Improvvisamente ci troviamo a Kinshasa, anzi a Boma (7) , ma la scena è la stessa… forse un po' più umana, la città è relativamente piccola, è una città “di campagna” nel senso che ci sono campi e alberi da frutto, la gente sana, sicuramente, non muore di fame!
Boma è stata anche la capitale del Congo belga, il primo regno della storia del Congo.
Saliamo sulla collina, dove c'è il convento delle Suore Francescane Missionarie di Maria, ci separiamo. Bruno, Daniela e Leo alloggiano qui.
Noi e Jean, andiamo nella residenza del vescovo ausiliare al momento in America. Stanchi senza tante chiacchiere, ci diamo la buonanotte.. domattina alle otto .. colazione e poi, finalmente, all'istituto.
La residenza del Vescovo ausiliare e in una strada lunga, sterrata e.. piena di vita. Negozi, bar e abitazioni quasi tutte in muratura e case anche a due o tre piani.. anche qui fogne a cielo aperto, su qualche terrazza la parabolica.
C'è vita, mi piacerebbe girellare un po', ma siamo stanchi e ce ne andiamo a letto, stanchi, ma felici, come si è felici quando si è consapevoli di averla scampata bella!
La nostra stanza è preceduta da una anticamera piena di… computer! La camera grande con in un quadro la fotografia del Vescovo… è tetra e spartana, c'è qualche oggetto di legno fatto a mano, ma bello, perché fatto a mano! In compenso c'è la luce elettrica e, nel bagno, la vasca.. il lavandino e il water, peccato che non ci sia l'acqua.. ci arrangiamo con il secchio! E per lavarsi i denti acqua minerale o l'acqua bollita che è sempre a disposizione degli ospiti. Entriamo dentro il “baldacchino” e , vicini, vicini… ma come è già giorno? Si sentono i galli cantare! Intorno c'è un gran movimento, come al solito, non dobbiamo rifare le valige e, in un baleno siamo pronti.
A Boma, una settimana di lavoro per i bambini sordi
Martedì mattina presto, scendiamo dalla nostra camera per andare a colazione dalle suore dove raggiungiamo i nostri compagni di viaggio. Jean ci aspetta e ci accompagna con un gippone, “Ma sai guidare?” Gli chiedo. “Ai, ai ai.. mi arrangio, ho preso la patente da poco in Italia” Mah! Comunque partiamo, ci salutano tutti, tutti conoscono Jean, tutti sanno chi siamo e cosa siamo venuti a fare, ne ha parlato la radio! Sulla collina oltre alla Cattedrale in.. mattoncini rossi, una chiesetta tutta di ferro, è stata trasportata dal Belgio già costruita e depositata sulla collina.. interessante.
Arriviamo al Convento.. sono tutti pronti, tranne Daniela, ovviamente, le prime donne si fanno sempre aspettare, anche se per la verità quando arriva in ritardo, cioè sempre, non viene trattata mai da signora! C'è anche Sr. Monique… incredibile… sorride, non è facile vedere sorridere Sr. Monique! C'è una vecchissima e curiosissima Suora di origine portoghese, sa tutto e vuol sapere tutto, molto lucida! Conosciamo la Superiora e una suorina giovane e carina di cui non ricordo il nome che non parla, canta! Modula la voce in modo così melodioso che è bello ascoltarla, anche a prescindere da ciò che dice.
Come al solito… ci abbuffiamo e ci informiamo… in Congo lo stato non esiste, non garantisce né la scuola, né le vaccinazioni, né le cure.. tutto è in mano ai privati e in particolare alle chiese e, soprattutto alla chiesa cristiana. Tutti, quindi, pagano qualcosa e chi non ha soldi.. muore e rimane analfabeta…. anche i bambini dell'Istituto di Luzolo pagano qualcosa, rimaniamo sorpresi… povertà e ingiustizia!
In attesa di partire per l'Istituto, diamo un'occhiata.. il panorama è bellissimo e a 360°, la città sparsa sulle colline, il fiume Congo maestoso e.. deserto, solo una grossa nave ferma, un'isola disabitata al centro del fiume, sull'altra sponda l'Angola, la foresta.
Finalmente si parte.. la gente ci conosce e ci saluta. Chissà come ci accoglieranno i ragazzi? Prima dell'Istituto, un ospedale, senza finestre e poche porte, panni grigi stesi qua e là, fuori, per terra bivaccano i parenti dei ricoverati.
Una moltitudine di bambini, di mamme (sempre le donne!) e di operatori vestiti a festa, ci accolgono cantando una canzone di benvenuto accompagnate dal suono dei tamburi… guardiamo estasiati e commossi.
Io forte della mia esperienza ultraquarantennale.. “vedo” i ragazzi sordi, smarriti e silenziosi, è proprio vero che , come diceva la Keller, la sordità non ti allontana dalle cose, ma, cosa ben più tragica, ti allontana dalle persone.
Cerchiamo di familiarizzare… è molto facile sono tutti felici di “stare” con noi, tranne qualche bambino piccolo che .. ha paura dei bianchi!
La Direttrice ci presenta alcuni insegnanti e ci accompagna a visitare il Centro, quatto o cinque (mi sembra) casette a un piano dove ci sono aule luminose, minimamente arredate, senza un quadro alla parete, pulite, un laboratorio di falegnameria, una palestra (si fa per dire!) e un .. porcile molto ben tenuto, dove tantissimi maialini scorazzano allegramente. Riuniamo i familiari dei bambini, anzi dei ragazzi sordi per spiegare il motivo della nostra presenza… erano già informati, ma io volevo che fosse chiaro che non eravamo venuti a.. fare i miracoli!
Attentissimi ascoltavano le mie parole tradotte in lingala, il dialetto più parlato in Congo, perché, pur essendo il francese la lingua ufficiale del Congo, molti non lo conoscono… stupisce l'attenzione, l'educazione e il silenzio di tutti e in particolare dei bambini.
Entriamo e … rivedo i miei scatoloni.. è una festa.. anche Sr. Monique è contenta e .. sorride. Lavoriamo tutti con entusiasmo e allegria. Daniela fa l'animatrice. Sistemiamo tutto il materiale, attacchiamo nell'ingresso un quadro raffigurante la copertina di I CARE, mettiamo in funzione gli audiometri, addestriamo due volenterose insegnanti e la Direttrice ad usarli, a togliere il cerume, a fare tutte quelle operazione che servono per la protesizzazione… cominciamo.
Ci rendiamo immediatamente conto che la situazione è molto peggiore di quanto pensassimo, i ragazzi sordi profondi sono sordomuti nel senso che non solo non dicono una parola, ma nemmeno usano il linguaggio mimico-gestuale (e pensare che c'è chi sostiene che è la lingua naturale dei sordi!). Inutile protesizzare! Continuiamo a fare gli esami audiometri più per insegnare agli operatori che per tenere presente l'esame.. troppo il rumore, troppa la fretta. Decido di fidarmi soprattutto della mia esperienza e metto le protesi a quelli che dicono… qualche parola, sono sicuramente sordi medio-gravi.. all'esame audiometrico, in quella situazione, risultavano profondi! La prima protesizzazione, il ragazzo è felice, il suo viso si illumina, la mamma ci ringrazia con lo sguardo, ci commuoviamo e.. applaudiamo, non sappiamo né chi, né che cosa! Il ragazzo esce… diventa un'attrazione, tutti lo mettono alla prova, sente, sente!
E nei genitori cresce la speranza. Che strano, le protesi sono color “pelle bianca”, sui neri si notano tantissimo, ma loro sono felicissimi che si vedano e le mostrano con orgoglio.
La radio ha parlato della nostra iniziativa e.. arrivano da città e paesi lontani, persino da Kinshasa! La Direttrice dà .. i numeri, ma sono tanti, troppi, non ce la faremo mai, e allora, prima vediamo i ragazzi dell'Istituto, poi vedremo.
Ho già visto che di protesi ne abbiamo anche troppe, purtroppo. Finalmente un bambino stupendo e vivace di circa due anni, ha una mamma bellissima, giovanissima, dolcissima. Purtroppo, “vedo”… la sordità profonda, tento un.. campo libero, nulla! Comunico alla mamma che non si può protesizzare. Povera mamma, accetta con dignità, senza piangere (già, non abbiamo visto nessuno piangere!), ma si vede che soffre… accarezza con tenerezza il suo bambino e mi saluta, sono, siamo tristi, qualcuno si asciuga una lacrima, Daniela prende sottobraccio la mammina e se ne va!
Ogni bambino, ogni ragazzo, ogni mamma che abbiamo incontrato ha un volto e una storia bella o brutta degna di essere raccontata.. non è possibile, ma le conserveremo gelosamente nella nostra memoria e nel nostro cuore.
Sono stati giorni di intenso lavoro ma.. non eravamo mai stanchi! Abbiamo protesizzato un trentina di sordi. Abbiamo parlato e dato qualche indicazione e qualche consiglio a tantissime mamme che ci accompagnavano i loro figli per problemi a volte ben più gravi della sordità.
La Direttrice organizza un incontro con gli insegnanti, ci riuniamo in una stanza e, mi trovo in difficoltà, è difficile parlare di quello che noi abbiamo a chi non ha nulla e allora.. comincio dalla mia infanzia, dalle mie prime esperienze con i sordi negli Istituti, dalla mia povertà, dalle mie difficoltà.
Ho l'impressione di aver catturato la loro simpatia, perché cominciano a fare domande. Parlo di vari argomenti, anche se è difficile non ricadere sempre sui problemi economici e logistici.. mi rendo conto che sì, sì è un Istituto, una scuola, ma i ragazzi vengono “raccolti” (quando funziona) con un solo vecchio autobus e gli iscritti all'Istituto sono circa 200, forse quando arrivano all'Istituto, è l'ora di ripartire!
Pensavo di parlare di sordità, di diagnosi, di protesizzazione, di lingua, di linguaggio mimico gestuale ... E invece parlo di quello che non hanno. Fanno domande molto “generali”, molto “disinteressate”, mi sembra strano, ma credo di capire perché quando un signore fa presente la difficoltà di lavorare in falegnameria con ragazzi sordi, spastici, insufficienti mentali.. non l'avesse mai fatto! Sr. Monique lo ferma.
Continua la riunione, ma nessuno prende più la parola. Dopo varie sollecitazioni, una signora fa una richiesta… non credo che sia la cosa di cui hanno più bisogno, ma è una richiesta poco impegnativa e che può non disturbare… “Abbiamo bisogno di giocattoli!!” Jean traduce, rimango perplesso, ci penso un attimo e.. “Va bene. A Natale ve li invieremo!” Applausi, mah!!
Alla fine di novembre abbiamo spedito 98 Kg di giocattoli che sono stati distribuiti ai ragazzi prima di Natale. La gioia come è stato possibile vedere anche dalle foto che ci hanno inviato è stata grande.
Veniamo intervistati per la Radio Congolese, vengono dei giornalisti. Continuano ad arrivare persone.
Forse alcune hanno dormito all'aperto per poter avere un colloquio con noi. Se fossimo in Italia diremmo un successo, essendo nel Bakongo, una tragedia, una vera tragedia.. comincia a maturare l'idea che da soli non avremmo mai fatto nulla e un dubbio comincia a serpeggiare, sì, sì, abbiamo permesso qualche sorriso, ma forse abbiamo mortificato troppe aspettative.
Una sera facciamo una riunione di verifica e di programmazione del lavoro, insieme a noi c'è La Direttrice, la madre Superiora e un rappresentante della Curia. Dopo un lungo scambio di idee concordiamo su alcuni punti:
• La necessità di preparare il personale
• La necessità di fondare istituti per singole patologie
• La necessità di istituire un ambulatorio in un luogo diverso dall'Istituto dove un medico preparato faccia attività privata a pagamento per le persone ricche
• Conservare le protesi rimanenti esclusivamente per i ragazzi sordi
• Conservare i soldi per l'esclusivo acquisto delle pile
La serata finisce in modo splendido. Sr. Monique getta la maschera e, finalmente se stessa, carina e generosa regala a noi “maschietti” “camicie” congolesi e alle signore coloratissimi “vestiti”ed a ognuno delle statuette tristissime, ma bellissime fatte da un signore che il giorno dopo abbiamo conosciuto. Grazie davvero, è tardi. Buonanotte, domani ci vestiamo da congolesi e vivremo da congolesi insieme ai ragazzi e ai genitori all'Istituto.
L'ultimo giorno con i bambini: Una festa alla congolese
Una giornata indimenticabile, siamo davvero “buffi” con quei vestiti, non li sappiamo proprio portare e poi, particolare non trascurabile, non siamo neri! Assistiamo e aiutiamo (si fa per dire!) a preparare il pranzo all'aperto, mangiamo insieme … tante bellissime sensazioni, tante bellissime emozioni.. ci sentiamo un po'.. congolesi, ma, purtroppo, arriva il momento del congedo… ci salutiamo affettuosamente, i bambini non hanno più paura di noi, qualcuno ci chiede di… portarlo in Italia! Dobbiamo proprio andare, i gipponi sono già pronti, mentre sto per salire Gossi, una splendida e dolce negretta mi corre incontro, mi getta le braccia al collo e mi stringe affettuosamente… per l'ennesima volta mi commuovo.. Gossi, non ti dimenticherò mai!!
Un pomeriggio per visitare Boma città
Dopo la festa all'Istituto, andiamo sul Congo, andiamo sulla collina che vide l'arrivo dei primi missionari, passiamo vicino all'aeroporto, (praticamente un campo!), poi, proprio sulla riva ci sediamo a un bar (questo è davvero un bar!).
Il fiume Congo, il mitico Congo che quando studiavamo geografia ci faceva sognare, era lì ai nostri piedi. Un tramonto bellissimo, stormi di uccelli, due o tre pescatori su altrettante canoe, pace, un alito di vento, un sogno…ma, non ricordo chi, urla: “ C'è un isola che si muove?”. No, non sognava, un'isola abbastanza grande, ci hanno spiegato fatta di liane e tronchi,“camminava” lungo il fiume.
Si sta benissimo, ma dobbiamo andare ancora in giro.. andiamo a vedere una fabbrica di birra! Sì, sì avete capito bene! In Congo non c'è nulla, ma qualche fabbrica di una buonissima birra c'è. Ha un prezzo europeo e quindi un congolese difficilmente potrà acquistarla, per loro costituisce un bel regalo di …nozze.
Successivamente andiamo in un convento di suore su una collinetta da dove si domina la vista incredibile, lucine, capanne, casine, vocio di bambini che giocano, cielo nero, molto bello. Compriamo stoffe e altri oggetti di loro produzione, sono carissimi per un congolese, perché la materia prima la debbono comprare in Europa!
Si cena presso amici benestanti di Jean, una bella casa in cima alla collina più alta di Boma, un focolare spento, una grande parete dove è stato dipinto un tipico paesaggio congolese, ampie poltrone, una splendida diciassettenne… da portare a casa! Chiedo a Jean se, secondo lui, è possibile un matrimonio fra una congolese e un italiano. Jean ci pensa e poi.. si, no, ma, insomma il problema è complesso, un europeo non avrebbe nessuna difficoltà a vivere con una congolese, ma certamente con tutti quelli che le andrebbero dietro, si perché i congolesi hanno un concetto di famiglia molto allargato, fratelli, amici, parenti, figli di seconde nozze, cugini, figli di cugini, insomma è tutta una famiglia, quindi la casa è.. sempre piena… se qui in Italia invitate un congolese, difficilmente arriverà solo!
Siamo davvero ospiti di riguardo, me ne accordo anche perché su alcuni bellissimi bicchieri, c'è ancora l'etichetta, mi sembra di capire che sono di provenienza belga! E' possibile che in una bella casa così ci sia ancora il ….vespasiano? Si è possibile perché l'acqua non è assicurata dentro casa al rubinetto. Va e viene; per prudenza si costruisce il vespasiano. E' tardi. Domattina si parte si va a Tshela, il villaggio di Jean. Ritorniamo a dormire.
In viaggio per Tshela
Sabato mattina velocemente prepariamo i bagagli, facciamo colazione e via. Attraversiamo la foresta, non si può descrivere, le parole non bastano. Ad ogni curva, stupore, meraviglia, senso di impotenza, voglia di fermarsi e di scappare!
Ma prima ancora Jean ci aveva detto di fermarci a salutare la sua adorata bisnonna di 98 anni, nella periferia di Boma. Un quartiere lungo un sudicio ruscello, palme altissime, papaie, alberi del pino, viottoli e.. bambini, quanti bambini! Questi non sono vestiti a festa, giocano più o meno vestiti (per loro è freddo, ci saranno 25 gradi!) e scalzi, ci rincorrono schiamazzando.
La bisnonna molto vecchia, ma con gli occhi vispi e i movimenti fluidi, continua a fare il lavoro che ha sempre fatto e che faceva anche la mamma di Jean, vende dolcetti davanti a casa!
E' un ambiente, una situazione, toccante. Loredana non l'avevo mai vista così angosciata… a un certo punto si alza si toglie dal braccio due braccialettini d'oro che da quando stiamo insieme cioè da quando aveva 14 anni, le avevo sempre visto al braccio, va in casa della bisnonna e li dona a sua figlia! I bambini intanto si avvicinano sempre più.. quanto materiale per Bruno e Leo? Poi lo vedrete!
Arriviamo a Tshela, un bel villaggio su diverse verdeggianti collinette, passiamo in mezzo a un grande cimitero, è il primo che vedo così grande e con belle tombe, in Congo fino a qualche anno fa, i cimiteri ognuno o ogni villaggio se lo fa dove vuole, anche vicino a casa.
Arriviamo a casa di Jean, anche qui bambini da tutte le parti.. Finalmente Jean si .. lascia andare e abbraccia con tenerezza, ma forte, forte la mamma che non vedeva da quattro anni.
Più formale con il papà e gli altri parenti, ma in Congo non si usano e non si vedono tante “smancerie”. Un saluto e.. ci vediamo a cena! Andiamo a depositare i bagagli, alloggiamo in una foresteria della Curia in cima a una collina, il panorama è splendido, la camera è grandissima, staremo benissimo, penso.
La casa di Jean è in muratura, una bella casa, il bagno appena fuori, un bel porticato con comode poltrone. È circondata da muretti e siepi di pali e canne.
Mangiamo benissimo alla luce di un lume a petrolio.. la luce ci doveva essere, ma non c'è, capita spesso in Congo, e nessuno si arrabbia.
Jean è molto emozionato e felice. Mangia con noi…. ma non certo perché si sente ospite, ma perché è già un po' europeo!
Sento un po' di mal di pancia, speriamo bene, per ora solo io e Loredana abbiamo resistito! Entriamo in camera, buio pesto, la luce non c'è, accendiamo un romanticissimo lume a petrolio, c'è un lavandino con la solita acqua per lavarsi i denti, c'è il vespasiano e un bidone da riempire ad una cannella se serve.. e se serve .. lunga la nottata, ho riempito molte volte il bidone,. Poi mi sono addormentato, il peggio è passato, Ci svegliamo al suono delle campane e al canto degli uccelli… siamo davvero in un posto splendido.
La domenica a Tshela nel Mayombe
E' domenica e dobbiamo andare alla messa, no non dobbiamo .. questa è una “missione” laica, c'è chi crede e chi non crede, ma andiamo d'accordo benissimo perché condividiamo valori ed emozioni.
Comunque tutti, dopo colazione, andiamo a messa nella chiesa della seconda parrocchia di Tshela, a Mbanga, una chiesa grande e a forma di croce, dipinta in bianco.
E' presto e finalmente passeggiamo per il villaggio a piedi. Fuochi accesi dappertutto, capanne sparse sulla collina, caprette, gallinelle, maialini e tanti, tanti bambini nelle strade e qualche vecchio seduto vicino alla propria casa.
Giovani seppure sia domenica se ne vedono pochissimi.. anche in chiesa ce ne sono pochi. Ci dovevano essere le autorità politiche in quella messa di ringraziamento per il governatore della provincia, ma non ci sono! Jean è stizzito per questo. Le sedie preparate per loro rimangono vuote.
La messa.. il solito spettacolo.. cori, canti, balli, ma quello che mi ha più colpito è stata la raccolta delle offerte. Allora. prima c'è l'offerta per la parrocchia, poi l'offerta per la Chiesa, e due! Ma non basta, infine c'è l'offerta per i (udite, udite!) i poveri.. evidentemente non c'è limite alla povertà! Vengono portati oggetti, frutti, e infine una signora con passo lento e con un fastello ordinato di legna sulla testa, si avvicina e lo depone in terra… per i poveri!! Che lezione!
Anche qui tutti ci conoscono e sanno che cosa siamo venuti a fare… alla fine della Messa, Jean mi chiama, anzi ci chiama … tutti davanti all'altare, ci presenta e mi dà la parola, sono o non sono il più vecchio? Io sono abbastanza abituato a parlare in pubblico, ma ero veramente molto emozionato .. ringrazio tutti, ovviamente e poi dico una cosa che mi sento di dire lì per lì …la sento io, ma la dico a nome di tutti “ Cari congolesi, noi non sappiamo se abbiamo dato qualcosa né quanto abbiamo dato, ma sappiamo che abbiamo ricevuto sicuramente molto di più di quanto abbiamo dato”. Lo penso ancora.Non so se hanno capito, loro hanno ancora troppo bisogno del nostro avere, per capire che noi abbiamo bisogno del loro essere. Concludo dicendo che considerato la loro forza, la loro vivacità, il loro orgoglio e il loro desiderio di migliorare.. ce l'avrebbero fatta.. bonne chance!
Fuori dalla chiesa grande festa .. fotografie, filmati, canti, abbracci, saluti… in questi casi Daniela si sente come un topo.. nella farina! Andiamo a pranzo, ancora a piedi se Dio vuole! in una casa in cima ad una collina da dove si può ammirare un panorama splendido, in casa del nonno di Jean ... passano delle signore con dei recipienti vuoti sulla testa… “Dove vanno?” chiedo. “A prendere l'acqua, molto lontano” mi rispondono. Cerco in tutti i modi di far pesare la mia autorità di… più vecchio, per andare con loro. Conto poco! Non me lo consentono anche perché avevamo chiesto a Jean, ancora prima di partire da Firenze, di andare a vedere la foresta e un villaggio dove il 60/70% della popolazione è sorda per ereditarietà.
A una festa a Niolo per l'inaugurazione di un nuovo ospedale
Subito dopo pranzo con due potenti gipponi, si parte. Andiamo nella foresta in un villaggio chiamato Niolo, all'inaugurazione di un Centro della salute.
Come faccio a descrivervi le sensazioni provate!
La mitica foresta dei nostri incubi notturni, delle fiabe, delle avventure, dei pigmei, dei cannibali, delle liane, delle palme, delle immense foglie, degli animali feroci, degli uccelli colorati, dei serpenti, del caldo insopportabile, degli eroici esploratori, degli angosciosi silenzi… c'eravamo dentro! Viaggiamo su una impraticabile carreggiata, qualche capanna, qualche persona a piedi per lo più giovani.. maschi da soli, femmine da soli… ma fino a quando? Incrociamo alcuni che correvano spericolatamente in…. bicicletta… ci raccontano che con la bicicletta accompagnano a Tshela i malati e, addirittura, sedute sulla canna, le donne con problemi di parto ! Dopo.. non so quando, qui il tempo non… esiste, cominciamo a vedere più gente .. evidentemente siamo vicini.
Arriviamo in una radura rubata alla foresta, nel cuore della foresta.
Il Centro della salute, dono di benefattori americani dove un giovane sacerdote, originario del posto,ha fatto il missionario per otto anni ed ora è ritornato in Congo, risalta per il bianco pulito dei suoi muri.
Gruppi di giovani, sempre apparentemente, molto apparentemente, separati, danzavano ininterrottamente e ritmicamente in cerchio .. alcuni giovani cantavano e suonavano strumenti .. improbabili fatti da loro, il risultato era bello!
Le ragazze, la maggior parte, come al solito, giovani e bellissime, danzavano con movenze molto sensuali, ma mai volgari.
Una confusione, un brulichio incredibile…. un fotografo improvvisato si mette a fare fotografie, tutti vogliono farsi una fotografia con noi, perché bianchi… ci sentiamo molto a disagio, anche perché quel furbetto di fotografo, poi gliele farà pagare salatamene! Per un po' .. lasciamo fare e poi ci mettiamo d'accordo .. diciamo che dobbiamo andare da Jean, ci rimangono male.. avremo fatto bene o male?
Visitiamo il Centro tre stanzette pulite e bianche, qualche lettino e un “travaglio”, nient'altro, deve ancora essere attrezzato, almeno speriamo.
Una bellissima festa .. i ”grandi” ci invitano a bere qualcosa dentro una stanza, forse scortesemente, rifiutiamo.. non vogliamo perderci neanche un'immagine.
Purtroppo si fa tardi e dobbiamo ripartire.. seguiti dallo sguardo attonito e curioso di tutti, ma in particolare dei bambini.
Lungo la strada persone che camminano .. ogni tanto un viottolo. Un saluto e qualcuno entra nella foresta… possono abitare anche a 10/15 chilometri! Bonne chance, bonne chance, davvero!
Incredibile un bianco, anzi bianchissimo, giovane, insieme a tanti giovani neri, impossibile! E' possibile, è un giovane “albino” .. chissà come viene visto e considerato, lui così .. diverso!
Chiediamo al nostro spericolato e simpatico autista di fermarsi un po' per fare fotografie, filmare .. si ferma in una radura… che spettacolo, natura, natura, solo natura, anzi no, ci guardiamo increduli, lontano lontano sulla collina più alta… un ripetitore… i “quattrinai”, previdenti, godono ancora dei benefici delle prime colonizzazioni, ma si preparano alla prossima! Non ce la faranno! La radio, la televisione, i cellulari, i mezzi di trasporto, insomma la tecnologia, a lungo andare, glielo impedirà, ne sono convinto. Siamo stanchi davvero, ma nessuno lo dice, mangiamo qualcosa e prima di andare a dormire, ci fermiamo a parlare del più e del meno in un grande prato buio vicino alla chiesa, oddio, buio sì, ma c'è una bellissima luna, tanto che Leo esercita il suo talento di fotografo, le foto sono bellissime, anche quelle della luna. Sempre al lume di luna e .. del lume a petrolio, andiamo dormire.
Da Tshela per Boma: comincia il viaggio di ritorno
Colazione e si parte, comincia il viaggio di ritorno, è previsto l'arrivo e il pernottamento a Boma. Prima, però, andiamo a visitare l'ospedale di Tshela nella zona dei “neribianchi” cioè di quelli che stanno bene.. effettivamente al di qua e al di là della strada sterrata, ma ben tenuta, belle villette, alcune, si notava molto bene, solo momentaneamente disabitate.
L'ospedale è in cima alla collina: vari reparti separati, ma tutti fra loro in comunicazione con un marciapiede centrale all'aperto. Un gentilissimo medico ci accompagna , maternità, alcune mamme adagiate su piccole brandine, altre in piedi che ci offrivano il bambino per fargli la foto, tutte erano molto felici; la sala operatorie.. vecchi tavolacci, finestre aperte, un travaglio, qualche armadietto, strumenti qua e là, chirurgia, stesse scene, solo che qui gli operati riposavano per terra su degli stoini, la farmacia semivuota, insomma, penserete, un disastro! E invece, no.
Mai visto tanta dignità tanto ordine, tanta disponibilità, tanta umanità… il medico non ci fa nessuna richiesta particolare, gli scappa soltanto di dire che gli basterebbero dei pezzi di gommapiuma per … materasso! Intorno i parenti dei pazienti bivaccano ordinatamente e vanno liberamente avanti e indietro dai loro cari. Una bella impressione, certo che qui sicuramente si paga molto e solo pochi possono permetterselo.
Sul libro delle firme, scrivo convinto “Un bell'esempio di professionalità e di umanità, un esempio e una speranza per il Congo!”.
Via, anzi, no prima passiamo da un'amica di Jean che ci regala delle simpatiche e colorate borse fatte a mano.
Una giornata sempre in viaggio.. in mezzo a un villaggio incontriamo un gruppo di uomini .. il primo ha “qualcosa” in mano. Nessuno si dispera o piange. Accompagnano al cimitero un neonato. La morte di un bambino non è un evento eccezionale, purtroppo ne muoiono tantissimi, due o tre su cinque nei primi cinque anni di vita!
Arriviamo a Boma, bellissima al tramonto, alloggiamo e ceniamo sempre dalle solite gentilissime suore. Poi si va a letto. Domani sarà ancora una giornata, impegnativa e la stanchezza comincia a farsi sentire.
L'ultimo giorno a Boma
La mattina, colazione e.. via. Andiamo a visitare la cattedrale di… mattoncini rossi e una chiesetta tutta in ferro portata tutta intera dal Belgio nei primi anni del '900, poi veniamo ricevuti dal Segretario del Vescovo, al quale illustriamo quello che abbiamo fatto e quello che abbiamo intenzione di fare, ci ascolta, ma non mi sembra eccessivamente entusiasta.. chissà quante volte ha sentito parlare di.. progetti!
Abbiamo un appuntamento con il Direttore dell'Union Congolaise des Banques, una Banca Congolese.. su suggerimento di alcuni amici fiorentini del Rotary … dobbiamo trovare dei referenti rotariani congolesi. La Banca è una bella palazzina… tutti molto gentili. Quasi subito ci riceve nel suo ufficio, una semplice scrivania marrone, sul tavolo-dattilo un computer spento, sulla scrivania una vecchia calcolatrice e alcuni fogli pieni di numeri scritti a mano.
Il Direttore è molto gentile e con poche telefonate ci risolve il problema e ci dà il nome e il telefono del Presidente del Rotary congolese che dovrebbe collaborare con quello fiorentino per … appoggiare il progetto. Salutiamo, ringraziamo, uscendo do un'occhiata fuori.. il Congo e il porto sono lì davanti, allora siamo vicini all'albero di Stanley (8) e facciamo in tempo ad andare a vederlo. Mai visto un albero tanto grande!
Dobbiamo partire. Abbiamo difficoltà a fare rifornimento. La benzina non è arrivata, davanti alle pompe macchine e camion vecchissimi, venditori di “robe” varie gente che va e gente che viene.. tanta gente.
Da una parte il Congo, dall'altra una collinetta letteralmente coperta di casette e capanne .. un posto ideale per foto e film, Leo e Bruno sono.. scatenati. Daniela tenta senza grande successo di tenerci.. allegri. Loredana osserva curiosa e sempre perplessa e ha paura di sentirsi male, anzi comincia a sentirsi male e a preoccuparsi.. i chilometri da fare non sono tantissimi, ma il viaggio è lungo, dobbiamo arrivare di nuovo a Kisanto, dopo aver cambiato i gipponi a Matadi.
Gli imprevisti non mancano, tra l'altro ogni tanto ci dobbiamo fermare …nella foresta.
Da Boma per Kisantu via Matadi
Percorriamo di giorno la strada che avevamo percorso di notte… colline, vegetazione, villaggi, animali, gente, tanta gente.. il cervello non fa in tempo ad immagazzinare tutte le immagini e il cuore è sottoposto ad un duro lavoro per “reggere” tutte le forti emozioni!
Saliamo su, su, in cima alla collina (o montagna?) l'aeroporto e dall'altra parte Matadi. Un panorama stupendo.. casette disperse su dolcissime colline e in basso il Congo, maestoso e deserto.
Leo e Bruno rubano qualche immagine, ma qui è pericolosissimo. Ci vorremmo fermare, ma i congolesi ci dicono che non è il caso. Scendiamo.. a valle .. dobbiamo attraversare il ponte sul Congo, speriamo bene. Si, tutto bene, i soldati ci dicono … che hanno già pagato i nostri amici che erano davanti! Non ci meravigliamo più.
Il ponte è molto lungo .. sotto il Congo, incredibilmente, neanche una barchetta!
Attraversato il ponte entriamo a Matadi, solito brulichio. Arriviamo nella sede di una televisione, il proprietario credo che sia un amico di Jean.. parabole enormi, tecnologia avanzata, guardie da tutte le parti, efficienza, un altro mondo!
Evidentemente era stato programmato il pranzo “a sacco”, perché veniamo accompagnati in un bell'albergo e, magicamente, i Congolesi tirano fuori ogni ben di Dio.. persino un dolce.. una cortesia per noi, perché i Congolesi non amano i dolci.
C'è l'aria condizionata, un bel clima, gli amici di Jean si sono aggregati e sono simpaticissimi, ironici e contribuiscono a creare una allegra atmosfera. Daniela .. si trova a suo agio, ovviamente. Loredana invece sta male, non mangia ed è preoccupata per il viaggio che ancora è lungo… io sono più preoccupato di lei, ma faccio finta di niente.
Che viaggio, che incubo. Soliti problemi per uscire da Matadi, ma ormai ci abbiamo fatto l'abitudine, poi… la strada non finisce più.
Loredana sta davanti con l'autista, io e i Congolesi dietro. Nonostante i miei accorati appelli l'autista continua a tenere il finestrino aperto e dietro è aperto anche il gippone. Dopo poco i congolesi si addormentano .. l'autista guida in modo, secondo me, spericolato, io da dietro accarezzo Loredana e…tiriamo avanti in silenzio.
Non siamo neanche molto interessati a ciò che vediamo, l'unica cosa che ci interessa è arrivare presto a Kisantu. Qualche sosta forzata nella savana. Gli autisti “giocano” a superarsi. Si fa buio, un pauroso incendio ci accompagna per chilometri e chilometri più o meno vicino alla strada. Niente paura, siamo vicini a Kisantu.
Una sosta a Kisantu
Jean ci informa che dopo le ore 19 non si può più entrare in città.. speriamo bene!
Ci avviciniamo, odore intenso di carne alla brace, è tardi, i soldati non ci vogliono fare entrare.. mai visti i congolesi così arrabbiati, ma non si passa.. rischiamo di dormire all'aperto. Jean viene a sapere che uno dei soldati è l'amico o il fratello di un .. ecc. ecc. una telefonata … si paga e… tutto a posto. Ci è davvero andata bene!
Ci vengono assegnate le camere in un residence per religiosi .. casette a un solo piano di quattro, cinque camere.. entriamo, il bagno non c'è, è fuori, in un'altra casetta!! Loredana sta davvero male, le faccio da mamma una volta tanto… la metto a letto, l'accompagno al bagno, le do da bere, la copro, la riaccompagno al bagno, ma sviene… ho paura, si riprende, la sorreggo lungo il prato e l'accompagno a letto, la tengo per mano, seduto, fino a quando non si addormenta.
Ogni tanto vedo passare .. la guardia, un alto e curioso congolese con un cappotto fin sotto i ginocchi e un lunghissimo fucile a tracolla.
La mattina Loredana sta un po' meglio, tutti si mostrano premurosi nei suoi confronti. Dopo la colazione, riprendiamo posto nelle jeep e via per Kinshasa.
L'ultimo giorno a Kinshasa
Kinshasa. Alloggiamo al solito albergo. Loredana si mette a letto e non viene con noi.
A Firenze ci avevano indicato un sacerdote molto attivo a Kinshasa che ci avrebbe potuto dare delle indicazioni utili su come muoverci. La sua comunità è dalle parti dell'aeroporto in una delle zone più degradate della città, è un fortino, alti muri, portoni con uomini di guardia. Avevamo preso l'appuntamento. Sta dicendo messa all'aperto, assistiamo anche noi. Finita la messa chiacchieriamo del più e del meno, soprattutto del suo centro che accoglie centinaia di bambini di strada.
Nel piazzale mi viene incontro una signora che mi conosce, è la responsabile di una casa famiglia della congregazione fondata da quel prete. In questa casa famiglia ci sono anche bambini congolesi.
Dopo la visita da questo prete fiorentino, torniamo in albergo. E' buio. Per la strada assistiamo a un grosso incidente: due grossi e sgangherati camion si agganciano… molte persone si gettano nel fossato, altre cadono per terra… nemmeno si fermano!!!
I nostri amici sono invitati a Cena da Sr. Monique, noi rimaniamo in albergo, Loredana ancora non sta bene, ma non è voluta andare all'Ospedale dei bianchi dove con tariffe “bianche” vengono curati i neri-bianchi e i bianchi! Passiamo la serata insieme, parliamo del più e del meno, stiamo bene.
Verso le 23 arrivano i nostri, vengono a trovarci, Jean è andato al “supermercato dei bianchi” e ha comprato quattro cioccolate per la Loredana, circa 10 Euro! Ai Congolesi non piacciono i dolci, per forza! Buonanotte, domani si torna a casa.
Daniela, l'anticapitalista comincia ad avere dei dubbi e sbotta “ si, si, però un bel bagno nella jacuzzi!”
La mattina io e Jean dobbiamo andare all'ambasciata italiana.
Un vero fortino blindato.. varie porte di ferro e continui controlli. Parliamo con una gentilissima impiegata sarda.. ci sarà molto da aspettare, il funzionario ha molti impegni. Passando da un cortile pieno di bellissimi fuoristrada e di parabole, veniamo accompagnati in una sala di attesa da un loquacissimo carabiniere in divisa.
Ad attendere insieme a noi un missionario italiano con alcuni volontari sempre italiani. Ci presentiamo. Solo qualche parola per chiedermi da dove venivo, neanche una parola a Jean. Io, Io, Io, sempre Io, quante volte ha ripetuto Io!!! Conosceva tutti là dentro, vengono ricevuti, allegra conversazione, escono…. Appena ci saluta!!
Entriamo noi, ci presentiamo. Gli illustriamo che cosa abbiamo fatto e che cosa vorremmo fare…”.. E gli operatori dove li preparate” mi interrompe il funzionario. “In Italia, presso il mio Centro, ho già preso contatti con la Curia fiorentina per l'ospitalità.. “rispondo.
Non l'avessi mai fatto.. inizia a dire peste e corna dei congolesi, che vanno in Europa con la scusa di .. e poi non tornano, e se tornano con i soldi che hanno diventano… non la smetteva più!
Jean cerca di far presente che la sua è una visione parziale dei problemi, che non si può generalizzare. Niente da fare e ricomincia, Io.. Io.. Io.. con l'esperienza di “vent'anni d'Africa”Io so, Io ho capito, voi non capite, i congolesi non sanno fare, non sanno gestire, non, non…
Cerco più volte di aprire bocca, ma quello continua, guardandomi diritto negli occhi, un fiume di parole.
Faccio finta di alzarmi e allora mi lascia parlare. “Senta, gli dico, io non sono venuto a salvare l'Africa! Non mi piacciono le persone che vogliono fare del bene a tutti i costi, non sono qui per favorire l'emigrazione dei Congolesi, sono qui per caso e per cercare di dare un mio piccolo contributo per iniziare a dare una soluzione ai problemi dei bambini sordi, non sono qui per mettere su un altra organizzazione, sono qui per cercare di aiutare i Congolesi a .. fare da soli. Lei mi ha detto che non ha fiducia dei Congolesi, bene allora Le dico che se dopo decenni che gli europei sono in Congo, nessuno ha fiducia dei Congolesi, facciamo festa, torniamocene tutti a casa!”.
Voleva continuare a parlare, ma non ne avevamo più voglia e alzandoci in piedi.. l'abbiamo freddamente salutato.. “.. mi lasci i suoi dati, i dati del suo centro, potrebbe essere utile”. Gli do un biglietto da visita. Quello di Jean non lo chiede, non gli interessa, è congolese!
Esco dall'ambasciata ancora più arrabbiato! Non è possibile. Mi rimane una convinzione: anche se scoraggiato da tutti, anche da amici italiani, non farò mai l'ennesima piccola e inutile organizzazione.. sarò, se vorranno, garante del progetto, che, però, dovrà essere gestito dai Congolesi. La Curia di Boma sarà responsabile del progetto. Si, il progetto, perché abbiamo compreso che senza la costruzione di un istituto.. considerate le condizioni, non si può fare nulla di continuativo. Jean rimane ancora tre anni per studiare in Italia e sarà il delegato responsabile della raccolta e della gestione dei fondi dei preventivi, delle spese, della preparazione del personale, ecc. ecc .
Diceva Mao (credo) che è meglio insegnare a pescare che regalare i pesci! Aveva perfettamente ragione. E poi basta con le dotte e colte analisi, basta con le parole, sono un contadino che ha vissuto la povertà e, non mi faccio incantare.. noi poveri emigranti in città degli anni cinquanta, abbiamo cominciato a vincere la povertà quando abbiamo .. imparato a pescare! Non esiste un'altra strada, non si può continuare a fare l'elemosina in eterno, a meno che non faccia comodo fare.. l'elemosina! E poi, scusate, se è vero che il Congo è uno dei paesi più ricchi del mondo e allo stesso tempo uno dei più poveri, nonostante tutti gli “aiuti” e la “gestione”occidentale, peggio i Congolesi non possono fare. Sono sicuro e tranquillo.
Torniamo all'albergo, Loredana sta meglio, mangiamo e andiamo al mercatino, acquistiamo molti oggetti frutto dell'artigianato locale e poi.. bighelloniamo in attesa di partire per l'aeroporto.. decolliamo alle 19, ma considerata la situazione, sarà bene partire molto prima, Jean dice verso le 16.
Ritorno in Italia: arrivederci Congo
Era tanto tempo che non guardavamo più l'orologio!
Strana l'attesa, sentimenti contrastanti, sensazioni improvvise, voglia di rivedere i propri cari, voglia di una “pasta e un cappuccino”.. Alle 16 in punto si parte, l'aeroporto è lontano.
Un'ultima emozione.. un uomo straiato col viso nella sabbia immobile.. “Ma è morto!! Urlo. “No, no, risponde l'autista, si riposa”. Sarà!
Aeroporto. Controlli… controlli… in realtà nessun controllo. Jean e gli altri congolesi lentamente ci fanno strada e noi piano, piano li seguiamo fino a quando non ci troviamo .. soli! A Jean e agli altri non è stato consentito si superare l'ultima barriera.. proviamo a telefonargli.. volevamo perlomeno ringraziarli. Niente. Andiamo in sala d'aspetto, è grandissima, alcune cameriere servono bibite. Ci sediamo su enormi divani poco raccomandabili dal punto di vista igienico. Io mi metto a guardare la televisione, era tanto che non la vedevo, ma non ne avevo sentito la mancanza!
Non so chi ha vinto il giro di Francia, non so che nome si è dato la sinistra, non so se Berlusconi ha smesso di litigare con gli alleati, non so quanti italiani sono andati in ferie, non so che tempo fa, non so se Ventura e Bettarini hanno fatto pace, non so quali giocatori ha comprato la Fiorentina, non so, non so e non ho saputo tante cose, ma non ne ho sentito la mancanza e non me ne importa niente!
L'aeroporto è buio, gli addetti fumano e usano disinvoltamente il cellulare!
Ci imbarchiamo, sull'aereo siamo sparsi. Daniela, non si sa come riesce a trovare due posti vicini per me e la Loredana. Si parte.
Gioia e tristezza , tristezza e gioia.
L'aereo si alza, vediamo le lucine sterminate di Kinshasa, di Brazzaville e poi il buio africano.
Si cena.. mi bevo due bottigliette di vino! Poco dopo aver cenato le infinite lucine di Duala in Camerun e poi, e poi mi addormento e mi sveglio.. nel cielo di Bruxelles.
Un altro mondo, però credo di aver capito che non è né migliore né peggiore, è semplicemente un altro mondo, ho capito che dietro i comportamenti, le usanze, le leggi, i ragionamenti dei congolesi che spesso vengono valutati primitivi e inadeguati, in realtà ci sono principi profondi certo non meno importanti dei nostri. Di alcuni, forse, ne avremo anche noi tanto bisogno.
Bruxelles, Roma, Firenze… ci lasciamo trascinare!
Riprendiamo confidenza con i denari, durante tutta la permanenza in Congo non li avevamo mai utilizzati!
Alla fine…
Firenze. Ci salutiamo. Siamo stati bene insieme pur non conoscendoci, ci siamo aiutati e convissuto in amicizia, Vi ringrazio.
Ringrazio Leo, un ragazzo che ha molti più talenti di quanto lui pensi di averne.
Ringrazio Bruno, un signore, sempre disponibile e tranquillo.
Ringrazio Daniela.. Daniela è Daniela, prendere o lasciare! Generosa, allegra, intelligente, simpatica quanto disordinata, distratta, invadente… come avremmo fatto senza di lei!?
Ringrazio mia moglie, anche nelle situazioni più difficili non mi ha mai fatto pesare la mia decisione di andare in Congo, mi ha aiutato, mi è stata vicina, ha condiviso con passione l'esperienza, l'ho sentita molto vicina.. dopo 40 anni ci vogliamo ancora bene. Grazie davvero .
Ad aspettarci c'è Gianni.. che emozione! Andiamo a casa.. che bello tornare a casa!! E poi, e poi ci ripromettiamo di non ricominciare a correre, correre, correre da soli.. verso la solitudine davanti alla televisione!
Giuseppe Gitti
NOTE
1 Più del 60% della popolazione, cioè almeno 35.000.000 di persone, è cristiana della Chiesa Cattolica
2 L'università di Kinshasa fu inaugurata il 12 ottobre 1954 con il nome “Lovanium” a causa del suo legame con l'Università di Louvain in Belgio. Presa dalle mani della Chiesa Cattolica nel 1971, l'Università di Kinshasa è attualmente gestita dallo Stato. È la più grande università del Congo, con 10 facoltà e più di 23.000 studenti e 1.200 insegnanti.
3 Kisantu è una città a 120 km da Kinshasa. È capoluogo della diocesi di Kisantu e della provincia della Lukaya. La città si chiama anche Inkisi, dal nome del fiume che la attraversa. Il nome Kisantu vuol dire “collina santa”, dovuta forse alla forte presenza della Chiesa Cattolica e dei missionari (cinque parrocchie, una decina di conventi, un grande ospedale, una decina di scuole con internati, tipografia, falegnameria, officina meccanica, ecc).
4 Mayidi è il Seminario provinciale di Bas-Congo. Con una capacità di accoglienza di 150 seminaristi, vi sono organizzati gli studi di filosofia (3 anni) e di teologia (4 anni). Oltre i seminaristi delle tre diocesi della Provincia (Boma, Matadi e Kisantu), vengono anche accolti seminaristi dal Congo Brazzaville e di altre diocesi del Congo-Kinshasa.
5 L'orto botanico di Kisantu è opera di un gesuita, Fra Gilet, che nel 1900 su uno spazio di 220 ha piantò 2.500 specie di vegetali di diversi paesi tropicali del mondo.
6 Henry Morton Stanley era un esploratore che fu mandato in Africa Centrale per conto del giornale inglese New Herald Tribune alla ricerca dell'esploratore Livingstone.
7 La città di Boma, a 120 km da Matadi e 480 Km da Kinshasa, è stata la prima capitale del Congo, dal 1 Maggio 1886 al 31 Ottobre 1929. Con un porto fluviale e un aerodromo, Boma conta 170.000 abitanti
8 Il Baobab chiamato “Baobab de Stanley” è molto grande e famoso. La sua circonferenza è di diciannove metri e dentro è vuoto formando come una grande stanza dove l'esploratore Henri Morton Stanley trovò riparo quando nel 1877 arrivò a Boma |