Costruire un istituto di accoglienza per bambini sordi a Boma, città portuale adagiata sull'estuario del fiume Congo, è questo l'obbiettivo di alcune persone, capeggiate dal prof. Giuseppe Gitti, direttore del Centro di Rieducazione Ortofonica di Firenze, che da oltre quarant'anni si occupa dei problemi dei bambini sordi, e da don Jean Basile Mavungu Khoto, sacerdote congolese che attualmente studia e presta la sua missione pastorale qui in Italia. Il Congo, per meglio dire la Repubblica Democratica del Congo, immenso paese indipendente dal 1960, dissanguato però da una dittatura trentennale e, più recentemente, dilaniato da un'interminabile guerra - che a tutt'oggi ha provocato tre milioni di morti e oltre un milione di profughi - versa in condizioni drammatiche. In un quadro generale già di per sé desolante (istituzioni politiche deboli e precarie, amministrazione pubblica approssimativa ed inefficace, infrastrutture pressoché elementari) si innesta una congiuntura socio-sanitaria ancor più scoraggiante: meno di un posto letto ogni mille abitanti, soltanto un medico ogni 10.000 persone, un tasso di mortalità infantile del 12-15%, un'aspettativa di vita che a stento raggiunge i 45 anni di età.
È quindi in un contesto assai disagiato che il progetto del prof. Gitti e del C.R.O. vuole intervenire, con la realizzazione di un istituto in grado di accogliere circa 200 bambini sordi (di cui almeno la metà in internato, viste le difficoltà di trasporto della zona), composto da aule scolastiche, ambulatori e laboratori. Oltre che all'aspetto strettamente sanitario (un presidio capace di provvedere alla diagnosi, alla protesizzazione e alla riabilitazione dei bambini non udenti), e a quello educativo (garantire l'istruzione in un paese afflitto da un tasso di analfabetismo vicino al 40% e in cui più di un bambino su tre non va a scuola; ma anche assicurare una formazione professionale con l'insegnamento di un mestiere artigianale che meglio consenta ai ragazzi l'integrazione nella società una volta lasciato l'istituto), il progetto mira anche alla formazione professionale di operatori e quadri dirigenziali locali che possano, un domani non troppo remoto, condurre il centro in modo autonomo.
Un'idea semplice e allo stesso tempo ambiziosa. Ma perché tutto ciò possa realizzarsi, occorrono investimenti per almeno 200 mila euro. Si pensi che soltanto inviare un chilo di riso in Congo arriva a costare circa 10 euro. Ecco il perché di una serie di iniziative (tra cui la realizzazione di un video-reportage) finalizzate alla raccolta dei fondi necessari, alle quali hanno contribuito molti enti ed associazioni (fra questi la Curia fiorentina, il Rotary Club Firenze Brunelleschi), nonché numerosi esponenti della società civile, oltre al C.R.O, che continuerà a collaborare dal punto di vista scientifico ed operativo con l'Istituto Florentia. Anche il mondo della televisione partecipa a questo sforzo: grazie alla generosa disponibilità della produzione e di tutto il cast della nota fiction di Canale 5 «Distretto di Polizia», gli attori hanno realizzato un'iniziativa di sensibilizzazione finalizzata al reperimento di fondi, trascinati da una della attrici protagoniste, Daniela Morozzi, coinvolta in prima persona nel progetto. Lo spot è andato in onda sulle reti Mediaset in parallelo alla programmazione della nuova serie della fiction. |